Walking to find a way out.

È strano, fino a due mesi fa non avevo la benché minima idea riguardo il mio futuro, la mia vita. Non riuscivo a pensare a niente, tranne a voler andarmene dall’Italia. Avrei voluto ricominciare, ma consapevole che la mia eventuale partenza si sarebbe trasformata nell’ennessimo problema, che mi sarei portata dentro. Lasciai perdere in quanto sentivo l’esigenza di avere anche solo un motivo per cui ne valesse la pena, e io non riuscivo a trovarne nemmeno uno. Sapevo che la mia idea non avrebbe funzionato, non avrei ottenuto nulla, se non ulteriore malessere. Misi da parte questa folle idea e dopo due settimane in cui mi sembrava di essere uno zombie, decisi di contattare lo psicologo per iniziare la terapia. Mi chiedevo se potevo farcela davvero a trovare un motivo per iniziare a credere in me stessa e nella vita o se fossi totalmente irrecuperabile. L’unica cosa che sapevo era che in quello stato non potevo più andare avanti.

Durante le prime sedute, mi disse che avrei dovuto trovare un hobby, perché il suo metodo si appoggia molto su ciò che appassiona il paziente e, avremmo lavorato su quello per poter continuare la mia vita, trovando qualcosa che mi piacesse fare con cui poter contrastare le emozioni negative nel corso del tempo. Decisi di provare a dipingere. Era dalle medie che non mi mettevo a dipingere. All’epoca odiavo farlo, ma perché c’erano altre ragioni fondamentalmente; quindi presi tele e colori (due tubetti di nero, gli altri colori non li volevo vedere nemmeno con il binocolo, e in realtà pure adesso continuo ad utilizzare solo quello) e iniziai a buttare nero su bianco, perlopiù forme astratte. Non c’è una ricerca del bello, non c’è nulla a parte il voler buttare fuori ciò che ho dentro. Che sia il dolore o personali rappresentazioni di ciò che vivo e ho vissuto. Quindi, possono piacere o possono far schifo. Li ritengo crudi e pesanti, soprattutto nel tratto. Credo siano d’impatto, bene o male, possono non essere capiti ma, c’è anima, come ha detto un’amica, ed è questo ciò che voglio, del resto. Ho la fortuna e la gioia di esporre i miei quadri fra un paio di mesi, assieme ad altri artisti. Questo senza dubbio mi ha dato una soddisfazione enorme e non vedo l’ora arrivi il periodo della mostra.

Sto iniziando a vedere qualcosa ora, dopo tanto, troppo tempo in cui il nero mi aveva avvolta nel suo abbraccio. Riesco a vedere un futuro, riesco ad avere idee su ciò che potrei fare. Sono solo idee per il momento ma spero e in un certo senso, voglio farle diventare reali. Voglio una vita semplice, non cerco nemmeno chissà cosa. Devo continuare a credere, e delle volte è la cosa più difficile. Devo solo guardare i passi che ho fatto fin qui e continuare questo percorso verso la autorealizzazione. Continuare a camminare, e raggiungere una cosa precisa: me stessa.

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10 thoughts on “Walking to find a way out.

  1. Carissima,
    secondo me emigrare e andare via dall’italia perché non si sta bene con se stessi è un errore madornale che hanno fatto moltissimi miei amici col risultato di trovarsi ancora più soli ed isolati dagli affetti e con ancora i propri demoni dentro (che non sono mica agli arresti domiciliari in italia ma dentro di noi)…quindi si, hai fatto la scelta giusta a restare e ancora più giusta a chiedere aiuto. 🙂

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