Burnt

Guardando La La Land e Ryan Gosling che fa il pianista Jazz, mi son ritornate in mente quelle volte che andavamo dai tuoi amici e passavamo le giornate tutti assieme. Cibo, canne, alcol, poesie, musica. Io che scattavo fotografie. Ero felice di star lì, per me era un ambiente nuovo e mi ci trovavo bene. Oltre che, tu mi dicesti di essere commosso nel vedere che ti accettavo, e apprezzavo la tua passione, il teatro. Ti capivo. Sono gli unici momenti che posso definire belli. Erano, ancora per poco, le fasi buone. Io ero presa dalla fotografia, tu ricominciasti a scattare grazie a me e, la mia passione, stava scomparendo per diventare tua. Come stava scomparendo tutto il resto.

Non serve pensare al passato. So che devo andare avanti ed è quello che sto facendo, dopotutto. Ognuno fa la sua strada. Eppure ancora a volte mi ritrovo a pensare a te, a tua madre, a tuo padre. Rivedo le vostre espressioni, le vostre parole nella mente e le vivo come un rimprovero. Ho fatto abbastanza per voi? Ho fatto fin troppo. Non riavrò mai i soldi che vi ho prestato. Nessuno mi darà indietro niente. Anche perché non cerco niente di materiale.. risposte forse sì. Risposte che sto scovando in terapia. Del perché di certe parole, del perché di certi comportamenti. Come avrei potuto evitare di darvi soldi, se tu, se voi ne avevate bisogno? Come potevo evitare di aiutarvi di fronte alle crisi che avevate?. Voi, sfigati nella vita. Io, sfigata nell’avervi incontrato. Le responsabili del centro anti violenza, dopo aver visto e preso coscienza di ciò che era stato, guardandomi negli occhi mi dissero che avrei dovuto denunciarvi. Per le violenze, per farmi ridare indietro i soldi. Ma cosa sarebbe cambiato se l’avessi fatto? Non avrei avuto indietro niente, se non altro dolore, e diventare il motivo di una nuova vostra crisi.

Non voglio indietro i miei soldi, non voglio indietro scuse. Non voglio nulla. Vorrei solo non pensare più. Vorrei solo smettere di avere nella mente le vostre facce, le vostre parole piene di veleno e ignoranza. Vorrei non sentire il bisogno di zittire quello che ho dentro. Perché come ho dovuto lasciare che la mia mente rivivesse le violenze, per poter esorcizzare il dolore, ora devo lasciare che questi altri ricordi facciano lo stesso corso. Prima bruciavo viva. Ora, sento il calore delle fiamme, essendomi intorno. Divampano, vogliono inghiottirmi. Il problema è che ora so come salvarmi..

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4 thoughts on “Burnt

    1. Esatto 😀 più che scappare devo mettere una fine, sia su ciò che mi trasmettono in fatto di turbamento emotivo, sia sui ricordi in sé. Temo che fino a quando non avrò finito di razionalizzare il tutto con lo psicologo non riuscirò a mettere questo benedetto punto..ma non demordo e spero di farcela anche prima 😊 grazie ale e un abbraccio a te

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